Lo Straniero

123 min. ǀ Drammatico ǀ Francese2025 ǀ (Francia)

Tratto da “Lo straniero” di Albert Camus

Nell’Algeri degli anni Trenta, immersa in una luce intensa e immobile, Meursault attraversa la propria esistenza con una distanza che sembra separarlo da ogni esperienza. La morte della madre si consuma senza che emergano emozioni riconoscibili, lasciando spazio a una quotidianità che prosegue con apparente continuità. Relazioni, lavoro, incontri: tutto scorre come su una superficie opaca, incapace di trattenere senso. Eppure, sotto questa neutralità, si insinua una tensione sottile, che cresce nei dettagli e nelle circostanze più ordinarie, fino a incrinare l’equilibrio della realtà. Il film adotta un ritmo rarefatto, aderendo alla percezione del protagonista e costruendo un tempo che sembra svuotarsi di consistenza.

François Ozon presenta una trasposizione complessa che è sia metafora del presente che una rilettura amara del passato coloniale francese. Mette in scena una delle opere francesi più lette di sempre; l’approccio all’opera esistenzialista dello scrittore è molto rispettoso e fedele, ma si riesce comunque a conferire una certa contemporaneità al testo.

François Ozon mette in scena una condizione in cui le emozioni non vengono negate, ma restano sospese, senza forma, generando una sensazione di estraneità radicale. Ne emerge una riflessione sull’assurdità dell’esistenza e sull’impossibilità di aderire pienamente alle convenzioni del mondo. Nel confrontarsi con il testo di Albert Camus, Ozon sceglie una via essenziale, lavorando per sottrazione. La messa in scena evita ogni enfasi, privilegiando silenzi, pause e una recitazione minimale che restituisce l’opacità del personaggio senza tradurla in spiegazione. Il risultato è un film che non interpreta, ma osserva, mantenendo intatta la tensione tra realtà e significato.

Regia: François Ozon

Interpreti: Benjamin Voisin, Pierre Lottin, Swann Arlaud, Denis Lavant, Rebecca Marder, Benjamin Hicquel, Jean-Benoît Ugeux

Sceneggiatura: François Ozon

Fotografia: Manuel Dacosse

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