Sentieri interrotti

Da un’idea di Rolando Gualerzi nasce Sentieri interrotti. Lefotografie di Digne Meller Markovicz a Martin Heidegger.

Dal 16 al 29 settembre presso la Chiesa dei SS Agata e Carlo a Reggio Emilia verranno esposti solo 30 scatti che ritraggono, appunto, il filosofo Martin Heidegger eseguiti da Digne Meller Markovicz, fotografa del magazine tedesco “Der Spiegel”, in parte pubblicati postumi nell’intervista-testamento Ormai solo un Dio ci può salvare.

Nel 1966 Martin Heidegger viveva ormai da tempo in una condizione di ritiro volontario. La sua baita di Todtnauberg, nella Foresta Nera, era diventata non solo rifugio fisico ma anche luogo simbolico, spazio di distacco e meditazione. Fu lì che, nell’autunno di quell’anno, arrivarono due inviati del settimanale tedesco Der Spiegel, Rudolf Augstein e Georg Wolff per realizzare un’intervista approfondita con il più influente – e al tempo stesso controverso – filosofo del Novecento.

L’incontro non fu semplice. Heidegger accettò a condizione che il testo venisse pubblicato solo dopo la sua morte. Dieci anni più tardi, nel 1976, pochi giorni dopo la sua scomparsa, Der Spiegel diede alle stampe l’intervista con un titolo che riecheggiava una delle sue affermazioni più enigmatiche: Nur noch ein Gott kann uns retten — Ormai solo un Dio ci può salvare. Quella conversazione è stata interpretata come il suo “testamento spirituale”, un bilancio intellettuale e umano, nel quale si intrecciano riflessioni sul destino dell’Occidente, il ruolo della filosofia, l’essenza della tecnica e le sue implicazioni politiche, etiche e storiche.

Non mancò, in quelle ore, il nodo più delicato: il rapporto di Heidegger con il nazismo e il significato della sua adesione al partito negli anni Trenta. Dopo il 1945, il filosofo era stato sottoposto al processo di denazificazione avviato dalle autorità di occupazione francesi.

Fu classificato come Mitläufer (“simpatizzante” o “fiancheggiatore”), riconoscendo una compromissione politica ma non una responsabilità penale diretta. Come conseguenza, fu sospeso dall’insegnamento e dagli incarichi pubblici dal 1945 al 1951.

Ad accompagnare i giornalisti, c’era anche la fotografa Digne Meller Marcovicz, incaricata di documentare visivamente l’incontro. I suoi scatti non cercano la monumentalità, ma colgono la dimensione quotidiana.

Immagini che restituiscono un uomo comune, lontano dalla retorica del “maestro” o del “profeta”, eppure capace, con il proprio pensiero, di ridefinire la filosofia contemporanea.

Sabato e domenica ore 10-13 e 15-19

Ingresso libero

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