Passioni

Jack Johnson – Upside Down

Beatles – Nowhere Man

di Matteo Rinaldi

C’è un fascino ancestrale che solo un’isola può emanare.

Se poi l’isola è minuscola e fa parte di un arcipelago le cui isole che lo compongono sono ancora più minuscole, allora il fascino è inversamente proporzionale all’estensione.

Prima di continuare, devo fare un’ammissione, o quantomeno un’introduzione.

Per tutta l’infanzia e per gran parte dell’adolescenza le Tremiti sono state l’unico panorama visibile dalla stanza di casa che condividevo con mio fratello. Tutte le albe e tutti i tramonti per quasi diciott’anni.

Il blu, le isole, l’avventura, i libri illustrati che da bambino mi parlavano di mare e di giri intorno al mondo, poi più tardi tutto quel blu ha rappresentato il contenitore dei miei sogni giovanili, il pozzo delle domande dove, ascoltando bene, potevo trovare anche l’eco di qualche risposta.

Da quella finestra, nei giorni particolarmente tersi, potevo veder brillare le bombe su Sarajevo. Non solo sogni quindi, ma anche realtà piuttosto crude e poco mediate.

Quella finestra dava sul mondo e io volevo partire.

Vado alle Tremiti ogni volta che posso, per me condividere questo viaggio non è scontato. Ancora meno scontato è non addentrarmi nell’isola da solo, lasciare che qualcun altro mi accompagni è come lasciarmi viaggiare, per me non è poco.

È un legame e come tutti i legami non ha perché.

Questa piccola e non esaustiva premessa è necessaria per comprendere quanto le storie delle Tremiti, passate e presenti e perché no, potenzialmente anche quelle future, generano in me una curiosità particolare.

Qualche mese fa, per puro caso lessi la notizia dell’inaugurazione e quindi della riapertura della biblioteca sull’isola. L’anno scorso aveva già avuto la sua risonanza il fatto che un’insegnante precaria, dopo un paio di rifiuti da parte di altre colleghe, aveva accettato l’incarico alla scuola dell’infanzia. Prima del 2023, infatti, la scuola era chiusa per mancanza di bambini, oggi ce ne sono sette.

Qualcosa si muove, pensai.

Ma torniamo alla biblioteca. Avevo poche, ma interessanti notizie. Oltre al quel piccolo articolo, avevo una foto su un giornale locale con la sindaca, qualche rappresentante della politica locale, il prete e la bibliotecaria e qualche voce che raccolsi prontamente.

La bibliotecaria, inglese si diceva.

Inglese? Cosa spinge una ragazza a vivere su un’isola così minuscola? L’Inghilterra seppur parte di un’isola non è così piccola.

Per una scelta così particolare, pensavo, è indispensabile una motivazione incrollabile oppure una altrettanta incrollabile voglia di ritirarsi dal mondo. La mia indomabile immaginazione ipotizzava storie e alimentava la curiosità: un ritorno, una delusione, d’amore magari, la ricerca di sé stessi.

Il tenente Colombo che alberga in me si sveglia e mette in moto la sua Peugeot 403 Cabriolet.

Vado alle Tremiti, la cerco, ma non la incontro. Incontro però il prete.

Torno e, a distanza di qualche settimana, complice il mai sopito tenente Colombo interno che si impunta, la cerco ancora, sui social stavolta. La trovo, le scrivo, nessuna risposta. In realtà non mi aspettavo grossi risultati. Per quale motivo una ragazza dovrebbe rispondere al messaggio di uno sconosciuto?

Il prete! Chiedo un’intercessione non divina…e arriva la risposta. Qualche messaggio e un appuntamento telefonico.

Ah, le strade del Signore!

Trovo parole aperte a nuovi punti di vista e pronte alla condivisione, successivamente al telefono una voce allegra, chiara, serena.

Non ci sono delusioni o tormenti d’amore, fughe su isole minori o racconti rocamboleschi. Direi meglio così anche se un po’ ci avevo sperato.

C’è passione, tanta. Ma ci arriviamo per gradi così come è avvenuto durante la nostra chiacchierata e, ora che ci penso esattamente come avviene quando navigo verso le Tremiti: la nave viaggia, lascia la costa, poi solo blu e infine le isole. Ci va il suo tempo insomma.

Vivien mi racconta a grandi linee la sua vita. Osservo che quasi in tutti i posti in cui vive, ha vissuto o lavora c’è il mare.

Va in vacanza alle Tremiti da quando era una bambina, arriva da Andria ed è bilingue, lo si capisce anche dal nome, ha studiato prima a Bari poi in Scozia dove si è sviluppata la sua carriera che è passata anche attraverso un dottorato in letteratura e musica.

Le parole che galleggiano sulle onde sono: più lingue con cui scrivere, parlare o pensare, più culture tra cui navigare, diversità e quindi ricchezza, mare ovvero scambi, sapere e condivisione. Quest’ultima ormai è già una costante.

Un mondo privo di molti confini.

I contratti di lavoro in Scozia finiscono brutalmente e Vivien torna in Italia e per una serie di vicissitudini si stabilisce alle Tremiti.

Nonostante il mare e il turismo che con il suo enorme flusso estivo di persone invade le isole, le Tremiti sono un arcipelago chiuso. Nelle sue cellule vige ancora una qualche circospezione alle influenze esterne. Probabilmente lo si deve alla sua storia fatta di esili, l’imperatore Augusto vi relegò sua nipote, alle invasioni dei pirati slavi che, nel Trecento distrussero l’Abbazia e al fatto che in età moderna le Tremiti furono usate dal fascismo come luogo di confino.

Queste reminiscenze riaffiorano quando Vivien mi racconta della sua vita alle Tremiti, dei suoi tentativi per trovare un suo posto, un’occupazione che sia un negozio o che magari riguardi lo sport, ma non ci riesce. Trova invece alcune chiusure.

La biblioteca la gestisce come volontaria ma questo non le impedisce di spendersi, oltre al suo lavoro naturalmente, nel cercare iniziative culturali, sociali, aperture che rendano più ricca e ampia la vita delle Tremiti, per esempio, ha in programma di portarvi per l’estate 2026, L’isola degli Arrusi, la mostra fotografica di Luana Rigolli che parla degli omosessuali siciliani confinati durante il fascismo, oppure semplicemente di creare connessioni, curiosità, di avvicinare i bambini ai libri. Di creare una rete.

Vivien è sé stessa, apre, condivide, crea cultura, collega, arricchisce.

Vivien ha un passato che sta dietro.

Durante l’inverno gli abitanti sono pochissimi, a San Nicola, l’isola più piccola delle due abitate, il numero è nell’ordine delle decine.

Le chiedo come sono le giornate invernali e come si vive in un ambiente così piccolo.

La prima cosa che mi dice è: “ti confronti con te”, come a dire che in un tempo esteso, dove il ritmo è assolutamente allungato, l’unica fonte a cui si attinge è sé stessi, si inizia ad apprezzare la lentezza e magari si scopre pure che quel battito coincide con il proprio. Un respiro.

È come bastare a sé stessi.

In inverno non ci sono molte attività da svolgere, la maggior parte di esse sono legate esclusivamente al turismo, quindi alla stagione estiva. Allora ci si incontra, si beve un caffè, un bicchiere. Non ci sono orari, i bambini vanno in giro da soli.

Il tempo è ora e subito.

Se si litiga è impossibile poi non incontrarsi, quindi magari non ci si spiega, non ci si scusa, ma alla stessa maniera, i confini geografici non permettono distanze; allora spesso la soluzione, che bisogna trovare per forza, è: “non ti capisco, ma va bene così”.

Ci sono due geografie, non solo fisiche.

Una che chiude, perché si attorciglia attorno al passato, che si àncora al “è sempre stato così” e una che si apre che guarda lontano, che nelle contaminazioni cerca e vede ricchezza.

Ci sono due tempi presenti. Un tempo stabile, certo, eterno che dà sicurezza pur essendo il tempo di un’isola in mezzo al mare. Se non si muove niente, non può succedere niente. Un eterno battito sempre uguale, senza un sussulto.

E poi c’è un presente pieno, consapevole, un presente fatto di visioni concrete, di ampiezze. Un presente carico che guarda lontano. Un presente vivo.

Bastare a sé stessi, dicevamo.

Qui risiede la passione di Vivien, bastando a sé stessa Vivien non si chiude, ma si apre, al mondo, agli altri, alle idee, lotta e ci crede.

Perché due sono gli elementi imprescindibili della passione, la curiosità e la fede.

Chiedo a Vivien cosa la muove, perché continua a proporre idee, a cercare di aprire nuove prospettive, a lottare contro meccanismi immutati e apparentemente immutabili.

La risposta è semplice, spiazzante. ‹‹Io credo nelle Tremiti! Vorrei che ci credessero anche loro.››

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